Melville, or The Whale

New York, 1 agosto 1819.

Una giovane coppia dell’alta borghesia dell’Est stringe fra le braccia un fagotto contenente il piccolo Herman, terzogenito della famiglia Melville. Il padre, Allan, è un abile e agiato importatore e la madre, Maria Gansevoort, appartiene a un vecchio clan olandese e calvinista; ma quello che sembra un dolce e felice quadretto è destinato ben presto a svanire nel fumo di una crisi imminente.

E’ il 1830 quando il signor Melville va in bancarotta e trasferisce la famiglia ad Albany. Qui il piccolo Herman va scuola, e sempre qui assiste allo sfascio della propria famiglia. Due anni dopo infatti, nel 1832, Allan Melville, dopo aver dato per lungo tempo segni di squilibrio, muore. Herman rimane solo con la madre e i suoi sette fratelli.

Nel villaggio di Lansingburg sullo Hudson, dove la vedova Anna ha trovato casa, il giovane lascia la scuola per lavorare nell’azienda di uno zio, poi da commesso nel negozio del fratello maggiore, e nel 1837 come maestro elementare in una scuola di campagna.

L’anno dopo segue un corso di ingegneria per impiegarsi sullo Erie Canal. Intanto, sul giornale di Lansingburg, appaiono i Fragments from a Writing Desk, che documentano i suoi interessi per i classici: Shakespeare, Milton, Byron. La letteratura per il giovane Melville è esattamente come il mare: affascinante e imprescindibile.

Nel 1839, neanche ventenne, si reca a New York per imbarcarsi da marinaio su un mercantile in partenza per Liverpool. Il viaggio e la visita alla città, che il giovane si era immaginato come affascinante scoperta della vita di mare e di quell’Europa meravigliosa di cui soleva dirgli suo padre, segnano invece il suo primo urto con una realtà squallida e brutale. Amareggiato, nel 1839-40 torna a fare il maestro di scuola, ma non sarà quello il suo destino.

A metà degli anni ’40 parte in cerca di lavoro nel West e già a novembre è di ritorno: per lui la leggendaria Frontiera è rimasta chiusa. A New York cerca inutilmente lavoro, e per il Natale del 1840 è a New Bedford, come Ismaele all’inizio di Moby Dick.

Herman non è però tipo da scoraggiarsi. Il 3 gennaio 1841, a 22 anni, parte da Fairhaven sulla baleniera Acushnet per un viaggio nel Pacifico che durerà quasi quattro anni. E’ passato soltanto un anno e mezzo quando, alle isole Marchesi, decide segretamente di disertare con un compagno, passando quattro settimane in circostanze oscure nella vallata dei Taipi, ritenuti dei feroci cannibali.

In seguito s’imbarca su una baleniera australiana il cui equipaggio si ammutina. La vita del giovane scrittore si gioca sul filo sottile che separa l’avventura dalla tragedia.

A Tahiti, Melville è messo agli arresti dal console inglese, evade nella vicina isola Eimeo, e s’imbarca come ramponiere sulla sua terza e ultima baleniera, la Charles and Henry di Nantucket. Licenziandosi alle Hawaii nell’aprile 1843, fa il garzone di bottega a Honolulu, e nell’agosto s’ingaggia sulla fregata United States. Il 4 ottobre 1844 Melville è congedato e torna a Lansingburg, casa sua. Dopo i lunghi pellegrinaggi è tempo di iniziare una nuova vita, sostituendo il rampone della caccia con la penna.

Fino ai venticinque anni, avrebbe scritto in una famosa lettera ad Hawthorne, non ho avuto alcuno sviluppo. E’ dal venticinquesimo anno che faccio cominciare la mia vita.

Eppure quegli anni sono stati fondamentali per far crescere la personalità, il coraggio e l’intelligenza dello scrittore. E tutta questa esperienza entrerà nei suoi libri, soprattutto in uno, il più “grande”.

Il primo romanzo è Typee, scritto di getto l’anno seguente, nel 1845. È l’inizio della carriera di Melville, che vedrà il suo punto culminante sei anni dopo, con l’uscita del suo libro più celebre, Moby Dick, or The Whale.

L’autore non conobbe successo in vita e morì semisconosciuto il 28 settembre 1891. Solo nel Novecento egli è stato rivalutato come uno dei più grandi scrittori di sempre, nonché padre della narrativa americana.

Melville è un gigante, un mostro sacro, una vera e propria balena: la sua scrittura abita gli oscuri abissi della nostra coscienza e i suoi libri aprono le porte a domande esistenziali che da sempre rincorriamo, così come Achab ha fatto con Moby Dick, la balena bianca, fino al limite estremo del mondo.

A noi non resta che seguire Melville o la Balena fino in fondo attraverso i suoi libri, verso le profondità oscure di un abisso ricco di preziosi ed eterni tesori.

Paolo Andrico

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