La Balena Bianca: come la Democrazia Cristiana ha guidato l’Italia per mezzo secolo

Di Riccardo Nissotti

Forse oggi non sono in molti i giovani a sapere cosa sia stata la Democrazia cristiana.

Complice anche il fatto che i programmi di scuola superiore usano trattare con molta velocità il periodo che segue la seconda guerra mondiale per quanto riguarda la storia italiana, la parabola democristiana viene riservata ai soli studenti universitari del settore, chiaramente una minoranza.

Se si pensano i governi che hanno retto per più tempo l’Italia, ai più verranno in mente Berlusconi o Mussolini. Magari, fresco di diploma, qualcuno potrebbe pensare a Giolitti. Effettivamente questi furono statisti che ebbero una lunga vita politica. Il fascismo durò al potere più di vent’anni. Silvio Berlusconi ha presieduto i due ministeri più longevi dell’Italia repubblicana, che assommati agli altri governi che lo hanno visto protagonista contano ben 3.340 giorni complessivi. Il vecchio leader dell’Italia monarchica liberale, Giovanni Giolitti, diede il nome addirittura ad un’epoca, la cosiddetta “età giolittiana”, che va dal 1900 al 1913.

Un termine molto comune è quello di “prima repubblica”: il periodo che va dalla caduta della monarchia, il 2 giugno del 1946, alla serie di avvenimenti che tra il ’92 e il ’94 spazzò via un’intera classe dirigente (almeno così spesso si sente dire).

Ebbene, in questo arco di tempo di quasi mezzo secolo, il partito scelto per il governo dalla maggioranza relativa degli italiani fu ininterrottamente la Democrazia cristiana.

Un successo strepitoso, che si consolidò attraverso il miracolo economico, seppe resistere a terrorismo, crisi finanziarie e parlamentari, trame golpiste, agitazioni sociali, manifestazioni e scioperi.

La Dc condusse l’Italia, tenendo saldo il timone, nelle acque del blocco occidentale nel periodo della guerra fredda e la portò nel novero dei sette paesi più ricchi al mondo.

Ma come fece la Dc a trarre il vasto potere di cui godette?

Anzitutto bisogna sottolineare il carattere centrista del partito di De Gasperi nell’immediato dopoguerra. La Dc non era compromessa col fascismo, ma aveva partecipato in maniera minoritaria alla lotta di liberazione partigiana, era favorevole a una diversa distribuzione della ricchezza che ponesse le basi di una società più equa, ma che non comportasse cambiamenti rivoluzionari. Un partito tutore dell’ordine e della tranquillità, con un collante ideologico (il cristianesimo) caro a tutta la popolazione italiana e, soprattutto, l’unica grande formazione politica a godere del favore degli alleati americani per il suo anti-comunismo.

Presentandosi come partito del cristianesimo la Dc seppe raccogliere consensi in ogni strato sociale, proponendosi come un grande partito inter-classista, a differenza di socialisti, comunisti e liberali.

Il compromesso tra Stato e Chiesa stretto nel 1929 fra Mussolini e papa Pio XI lasciò il Vaticano libero di gestire le sue tradizionali strutture, cioè le varie parrocchie e i centri oratoriali. Operando all’interno di quelli, il partito cattolico poté conquistarsi il consenso delle masse, con una propaganda moderatamente anti-fascista. Questa gestione delle strutture della Chiesa insediate sul territorio lascerà anche nel dopoguerra una preziosa eredità di consenso ai democristiani.

Le prime elezioni politiche dell’Italia repubblicana nel 1948 le consegnarono una maggioranza enorme, il 48,5% dei seggi. La Dc attirò su di sé i voti di gran parte dei ceti medi desiderosi di pace, serenità e progresso economico.

Nel 1954 la tv avrebbe iniziato la sua epopea italiana, con la Rai a gestirne in monopolio le trasmissioni.

Essendo quelli anni di incremento della ricchezza per moltissimi italiani, le televisioni avrebbero cominciato ad arredare presto numerose abitazioni.

In un paese come il nostro, dove i lettori di quotidiani sono sempre stati storicamente pochi, il tg della Rai non ci avrebbe messo molto a diventare il più popolare ed influente dei mezzi d’informazione.

Il governo, dove il partito democristiano era in netta maggioranza, gestì unilateralmente la Rai. Così facendo ebbe garantito un sicuro canale d’informazione che, come prevedibile, non fu utilizzato equamente. Alla notevole diffusione delle televisioni va sommato il fatto che il video forniva un tipo di comunicazione non più legato alla lettura e all’elaborazione delle informazioni, ma soltanto alla loro visione. Un impatto molto più forte e penetrante della carta stampata, che ci deve dare idea della potenza del nuovo mezzo, un’arma nelle mani del governo.

La Dc avrebbe continuato anche in seguito a vantare i suoi successi nell’avere arginato il pericolo dell’avanzata comunista, nella ricostruzione e nel risanamento economico.

L’azione politica della Democrazia cristiana, con tutti i suoi alti e bassi e tutti i leaders che si sono alternati alla sua guida, può quindi essere valutata positivamente o meno, ma certamente non si può prescindere dalla centralità che ebbe nella ricostruzione dell’Italia postbellica e nel processo di costruzione della Repubblica.

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